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mercoledì 10 maggio 2017

Trials Tracker - Scopri chi non pubblica i risultati della sperimentazione clinica

Il movimento per la trasparenza della sperimentazione clinica che ha preso vita dalla campagna internazionale ALLTRIALS è stato molto utile per aumentare la consapevolezza del problema. I promotori di Alltrials nel corso degli anni sono riusciti a fare pressione a livello politico e sugli enti regolatori, evidenziando in maniera autorevole e con dati ufficiali la gravità e la vastità del fenomeno.

Una loro iniziativa molto efficace è stata, Trials Tracker,

progettata e curata dai ricercatori dell'Evidence-Based Medicine Data Lab, University of Oxford, in cui si può scorrere l'elenco degli sponsor dei trial (sia aziende farmaceutiche, università e centri di ricerca pubblici) che negli ultimi 10 anni hanno registrato i loro trial sul database pubblico www.clinicatrials.gov

Si può scorrere la lista degli sponsor, riordinarla secondo vari parametri e cliccare per avere il grafico della percentuale degli studi non pubblicati anno per anno per singolo sponsor.

Si noterà che complessivamente il 45% dei risultati non è stato pubblicato (aggiornato ad aprile 2017). Nonostante ci sia un obbligo (previsto dal FDA Amendment Act 2007) di pubblicare un report riassuntivo dei risultati entro un anno dal completamento dello studio. Ci sarebbe anche una sanzione di oltre 10.000 dollari per ogni giorno di ritardo della pubblicazione.
Il fatto sconcertante è che la FDA non ha mai multato nessuno nonostante i ritardi cronici degli sponsor. La cosa sorprendente è che gli sponsor che maggiormente omettono di pubblicare i risultati dei trial sono gli enti che ricevono fondi pubblici per la ricerca dal National Health Institute o le università e i centri di ricerca più prestigiosi. Mentre “Big Pharma” è quella che in confronto pubblica di più.

Si è calcolato che se la FDA avesse multato, applicando concretamente la legge, avrebbe ricavato più di 25 miliardi dalle multe.

Nel 2016, quando era ancora in carica, l’ex vice-presidente Joe Biden minacciò di tagliare i fondi pubblici per la ricerca a quegli enti che non avessero pubblicato i dati della sperimentazione clinica. Cosa che non è accaduta.

Non ci sarebbe una spiegazione razionale al fatto che non vengano presi provvedimenti concreti per risolvere un problema che comporta un grande spreco di risorse pubbliche e mette a rischio la salute delle persone. Sembra che i politici e gli enti regolatori pubblici siano ostaggio di aziende farmaceutiche, centri di ricerca e università.

Certo, negli ultimi anni c'è stata un'attenzione crescente sul problema della mancanza di trasparenza dei trial farmaceutici ma si fatica ancora ad intraprendere azioni concrete per cambiare realmente le cose. Sta ad ognuno di noi continuare ad impegnarsi affinché l'attenzione su questo tema resti sempre alta.

martedì 15 aprile 2014

Lo studio delle Cochrane su Tamiflu e Relenza dimostra che abbiamo bisogno di tutti gli studi clinici per prendere buone decisioni sui medicinali

Una revisione svolta dalla Cochrane di tutti i trial clinici dei farmaci antinfluenzali Tamiflu e Relenza ha scoperto che non sono così efficaci come sembravano quando è stato valutata solo una parte ridotta dei trials.

La nuova review si basa sui CSR (Clinical Study Report) dettagliati delle sperimentazioni cliniche dei farmaci che i ricercatori della Cochrane Collaboration hanno dovuto impiegare quattro anni e mezzo di lotta per ottenerne l'accesso. Essa mostra non vi è alcuna prova concreta che i farmaci impediscono la diffusione dell'influenza o riducono le pericolose complicazioni e contribuiscono solo a ridurre i sintomi per una mezza giornata rispetto a non utilizzare i farmaci.



Il governo britannico ha speso £ 473.000.000 sul Tamiflu e £ 136.000.000 in Relenza dal 2006, e anche altri paesi hanno accumulato milioni di confezioni. Quando il governo ha preso la decisione di accumulare i farmaci, il suo ente regolatore sulle medicine, MHRA, non aveva a disposizione tutte le sperimentazioni cliniche.

 "Questo è un momento cruciale. La vicenda Tamiflu è l'emblema della mancanza di trasparenza dei test clinici, e illustra perfettamente il motivo per cui i ricercatori hanno bisogno di accedere ai metodi e ai risultati di tutti i trial farmaceutici, per aiutare medici e pazienti a prendere decisioni informate circa i trattamenti. Ma dobbiamo ricordare che la Roche non ha infranto nessuna legge non rendendo pubblici gli studi in tutti questi anni, e Tamiflu non è un caso isolato. L'evidenza mostra chiaramente che importanti informazioni sui metodi e i risultati degli studi clinici sui trattamenti che usiamo oggi nei vari ambiti della medicina sono ancora normalmente e legalmente non accessibili.
La Roche sta lentamente diventando più trasparente, e dovrebbe essere ben accolta per questo. Molte altre aziende sono ancora in ritardo. Alcune all'opposto, come InterMune, hanno citato in giudizio le autorità di regolamentazione sui farmaci per impedirgli di fornire informazioni sui trial riguardanti i propri farmaci. Enti Regolatori, politici e funzionari della sanità pubblica devono esigere il pieno accesso ai metodi e ai risultati di tutte le sperimentazioni, su tutti i trattamenti attualmente in uso. Ma la stessa industria ha molto da guadagnare sostenendo la trasparenza. Il mondo è cambiato, e anche loro devono cambiare con esso."
Dr Ben Goldacre, autore e co-fondatore di AllTrials

"Questo è un momento importante nella campagna AllTrials. Come autore della revisione Cochrane, mi è chiaro che l'accesso ai report completi degli studi clinici (CSR - Clinical Study Reports) è fondamentale per stabilire l'efficacia dei trattamenti. L'accesso completo ci ha permesso, per la prima volta, di quantificare i danni e la mancanza di benefici di Tamiflu e Relenza, di cui si è fatta una grande scorta in tutto il mondo sull'onda del panico per la pandemia dell'aviaria. Quello che dobbiamo fare ora, è avere il coraggio di rendere disponibili tutti i Clinical Study Reports per i trattamenti che sono attualmente disponibili e utilizzati."
Professor Carl Heneghan, direttore del Centre for Evidence-based Medicine, Oxford, co-fondatore di AllTrials

"Non ci sono scuse per non pubblicare i risultati dei trial farmaceutici. Tutta la collettività potrebbe avere un enorme beneficio avendo a disposizione un quadro completo di ciò che è stato trovato negli studi clinici sui trattamenti attualmente in uso. Potremmo trovare farmaci che funzionano meglio di quanto pensiamo. Presto avremo una legge Europea in cui sarà stabilito che tutti gli studi clinici dei farmaci dovranno essere registrati e i risultati pubblicati. Dal lancio della campagna AllTrials lo scorso anno un certo numero di aziende farmaceutiche hanno assunto impegni per rendere pubblici i dati provenienti dagli studi clinici passati mettendoli a disposizione dei ricercatori indipendenti. Centinaia di migliaia di persone hanno preso parte a sperimentizioni cliniche di cui non sono stati pubblicati i risultati. Si tratta di un tradimento della loro fiducia. Questi dati restano non accessibili e non sono disponibili ad una revisione di ricercatori indipendenti."
Dottoressa Síle Lane, Sense About Science, organizzazione co-fondatrice della campagna Alltrials

domenica 13 aprile 2014

Test clinici: maggiore trasparenza e una protezione migliore dei pazienti

L'approvazione del nuovo regolamento sulle sperimentazioni cliniche costituisce un primo passo importante verso una maggiore trasparenza che porterà i suoi frutti negli anni a venire. Resta ancora irrisolto, con tutta la sua gravità, il problema della mancanza di trasparenza dei triali clinici per i farmaci attualmente in uso.

La campagna Alltrials continua!


Di seguito il comunicato stampa del Parlamento Europeo

Secondo un progetto legislativo informalmente concordato con i ministri europei e approvato mercoledì, le aziende farmaceutiche e i ricercatori universitari dovranno pubblicare i risultati di tutte le sperimentazioni cliniche europee in una banca dati pubblicamente accessibile.


La normativa facilita anche la cooperazione transnazionale per condurre test clinici su larga scala così da incrementare, a sua volta, gli sforzi per sviluppare trattamenti speciali, ad esempio per malattie rare.

"Sono lieto che la stragrande maggioranza dei deputati abbia sostenuto quest'accordo. I test saranno effettuati in maniera più trasparente, dando maggiore speranza ai pazienti che necessitano nuovi e migliori trattamenti e aumentando il numero di posti di lavoro qualificati e di ricerca in Europa", ha detto Glenis Willmott (S&D, UK), relatrice. La sua relazione è stata adottata con 594 voti a favore, 17 contrari e 13 astensioni.

"La nuova legge, inoltre, offre speranza alle milioni di persone in Europa che soffrono di malattie rare, permettendo test transnazionali molto più facili da svolgere. Semplicemente non ci sono abbastanza pazienti in un solo paese per sviluppare o migliorare nuovi trattamenti alle malattie rare. Lavorando a livello europeo, possiamo ridurre l'enorme costo e l'onere di condurre test al di la delle frontiere,"  ha detto il relatore.

L'atto legislativo snellirà le norme in materia di test clinici in tutta Europa, agevolando la cooperazione transnazionale per consentire test su larga scala e più affidabili, così come quelli sui prodotti per le malattie rare. Ciò facilita la procedura di comunicazione e autorizza la Commissione europea a fare controlli. Una volta che uno sponsor di test clinici ha presentato un dossier di domanda a uno Stato membro, lo Stato membro dovrà rispondere entro i termini stabiliti. 

Trasparenza: gli studi saranno messi a disposizione del pubblico

Nei negoziati, i deputati hanno modificato il progetto legislativo per migliorare la trasparenza, richiedendo che riassunti dettagliati siano pubblicati in una banca dati europea accessibile al pubblico, includendo tutte le relazioni di studi clinici che saranno pubblicati una volta che sarà presa una decisione in merito all'immissione sul mercato o che la domanda di autorizzazione sarà respinta.

Contesto

La proposta della Commissione mira a colmare le lacune della direttiva esistente sui test clinici attraverso la creazione di un quadro uniforme per richiedere l'autorizzazione ai test clinici da parte di tutti gli Stati membri interessati a dati su un medesimo prodotto. Tra le innovazioni principali della nuova legge, ci sono la semplificazione delle procedure di notifica e le possibilità per la Commissione di eseguire controlli.

martedì 24 dicembre 2013

In Europa accordo raggiunto sul nuovo regolamento riguardante le sperimentazioni cliniche

Il 20 dicembre 2013 il Consiglio dell'Unione Europea ha approvato il testo del nuovo regolamento sui trial clinici che agli inizi del 2014 dovrà essere formalmente ratificato dal Parlamento Europeo.

La proposta approvata costituisce un importante risultato per una maggiore trasparenza dei trial farmaecutici. In particolare il testo include:

- l'attivazione e la gestione da parte dell'EMA (European Medicines Agency) di un database europeo accessibile pubblicamente, contenente:

  • un registro di tutti i trial condotti nell'Unione Europea
  • un resoconto dei risultati dei trial reso disponibile al massimo entro un anno dal termine della sperimentazione
  • anche un resoconto comprensibile dai non addetti ai lavori
  • il CSR (Clinical Study Report) di tutte le sperimentazioni presentato nella richiesta  di autorizzazione per la messa in commercio, in caso di approvazione, rifiuto o ritiro

- uno dichiarazione che il Clinical Study Report non debba essere considerato, in generale, come una documentazione commercialmente confidenziale

- l'imposizione di multe da parte degli Stati Membri dell'UE in tutti i casi di violazione delle disposizioni di trasparenza previste dal nuovi regolamento

- qualsiasi trial deve essere registrato o pubblicato per essere usato a sostegno di una nuova richiesta di autorizzazione di una sperimentazione clinica (questo punto indurrebbe la pubblicazione o la registrazione dei vecchi trial)

- il Clinical Trial Master File deve essere conservato per almeno 25 anni

Il dottor Ben Goldacre, uno dei principali promotori della campagna Alltrials ha commentato:

"Questa è una fantastica notizia e tutti i pazienti dovrebbero essere grati ai parlamentari europei per il lavoro svolto. Tuttavia bisogna tener presente che il regolamento riguarda solamente i nuovi trial a partire dal 2014. La maggior parte dei farmaci prescritti oggi sono stati autorizzati 5, 10 o 20 anni fa. Questa nuova legge non fa nulla per migliorare l'evidenza scientifica disponibile per questi trattamenti. Siamo ancora nella condizione che non possiamo ottenere tutti i risultati di tutti i trials riguardanti i comuni trattamenti in uso quotidianamente, come gli antidepressivi, le statine, i farmaci contro l'ipertensione e molti altri ancora. Questi sono farmaci che i medici stanno usando adesso e lo faranno almene per un'altra generazione.
Da notare che il nuovo regolamento non farebbe nulla per assicurare a medici e ricercatori di accedere a tutti i risultati dei trial clinici del controverso antivirale Tamiflu.

È inaccettabile che i trial clinici effettuati negli ultimi 20 anni non siano ancora accessibili a medici, ricercatori e pazienti nonostante alcune grosse aziende farmaceutiche abbiano pubblicamente dichiarato l'impegno per una maggiore trasparenza.

Abbiamo bisogno dei risultati di tutti i trial, per tutti gli usi, dei trattamenti che vengono prescritti attualmente. Senza questo non è possibile praticare una medicina il più possibile efficace e sicura."

mercoledì 30 ottobre 2013

Lettera al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin – Test clinici più trasparenti

Un ringraziamento speciale al ricercatore Riccardo Guidi per aver realizzato la seguente video-lettera al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin per richiedere l'appoggio agli emendamenti specifici per garantire una maggiore trasparenza dei trial farmaceutici relativi alla nuova direttiva europea sulla sperimentazione clinica.

Fonte:  http://www.scienceplug.com/2013/10/30/lettera-al-ministro-della-salute-beatrice-lorenzin-alltrials/

sabato 9 marzo 2013

Su EcoRadio si parla di ALLTRIALS

Su EcoRadio nella rubrica di David Gasparri si parla di trasparenza delle sperimentazioni farmaceutiche e della campagna internazionale ALLTRIALS con Giulio Cesare Senatore.
Clicca sul tasto Play per ascoltare l'intervista:



Se non appare il player clicca qui per scaricare il file mp3 dell'intervista.

Invitiamo a firmare e a diffondere la petizione Alltrials per richiedere la pubblicazione di tutti gli studi clinici sui farmaci sul sito www.alltrials.net

venerdì 1 marzo 2013

Farmaci inutili e dannosi: ma noi non lo sappiamo...

di Giulio Cesare Senatore (pubblicato il 17/02/2013 su www.scienzaeconoscenza.it)

La campagna Alltrials si batte per la pubblicazione di tutti i risultati della sperimentazione clinica di un farmaco, anche e soprattutto di quelli negativi che evidenziano scarsa efficacia o pericoli per la salute


Potremmo accettare una ricerca medica che, pur di dimostrare l'efficacia di un farmaco, renda pubbliche  solo le sperimentazioni (trial) che mostrano dati a favore, nascondendo quelle che evidenziano scarsa efficacia e gravi conseguenze per la salute delle persone? Un'eventualità del genere non sarebbe tollerata da nessuno. Anzi sarebbe duramente condannata, viste le conseguenze negative che potrebbe avere sulla salute di ognuno di noi.

Purtroppo non si tratta di una malaugurata ipotesi  ma di un'inquietante realtà di cui si parla raramente sui mezzi di informazione.  A diventarne consapevoli, sono stati proprio gli esperti indipendenti della ricerca medica che hanno definito la parziale pubblicazione delle sperimentazioni cliniche con il termine di under-reporting; un fenomeno che rappresenta  una grave negligenza nella conduzione della ricerca, e che porta a sovrastimare l’efficacia e a sottostimare gli effetti avversi dei trattamenti. Tutto ciò espone i pazienti a rischi inutili, determina uno spreco di risorse destinate all’assistenza sanitaria e danneggia la fiducia riposta nella medicina. Finora i provvedimenti presi per cercare di arginare l'under-reporting hanno avuto solo un effetto parziale e non hanno risolto il problema alla radice. Ricerche indipendenti hanno evidenziato che ancora oggi il 50% delle sperimentazioni cliniche non è stato pubblicato.

In Francia due rinomati medici, Philippe Even e Bernard Debré, in un libro accusa che ha fatto tanto scalpore, sono riusciti a dare un'idea delle gravi conseguenze che l'occultamento delle sperimentazioni cliniche produce. La loro ricerca ha evidenziato che la metà dei prodotti sul mercato è inutile, il 20 per cento è scarsamente tollerato dai malati e il 5 per cento è addirittura potenzialmente pericoloso per la salute. È un problema di una gravità inaudita.  Non è ammissibile che le aziende farmaceutiche (che conducono la stragrande maggioranza delle sperimentazioni sui farmaci), le università e i centri di ricerca tendano ad  occultare sistematicamente gli studi che potrebbero pregiudicare l'autorizzazione di un farmaco o le posizioni di prestigio acquisite nell'ambito della ricerca medica. Purtroppo, tra tutti questi soggetti si crea una perversa convergenza di conflitti d'interessi, sia economici che personali, che produce le pesanti distorsioni citate in precedenza.
A pregiudicare ulteriormente l'accesso a tutte le evidenze scientifiche in ambito medico, c'è un altro fenomeno, definito con il termine di publication bias, che riguarda la pubblicazione degli studi sulle riviste medico scientifiche che tendono a dare spazio soprattutto alle ricerche che presentano prevalentemente dati positivi. In un quadro del genere diventa sempre più difficile prendere decisioni mediche informate, efficaci e il più possibile sicure. Il prezzo più alto viene pagato soprattutto da chi è meno consapevole dell'esistenza di questo fenomeno, le persone comuni sottoposte ai trattamenti medici.

Fortunatamente, esistono centri di ricerca indipendenti (come la Cochrane Collaboration*, il Centre for Evidence Based Medicine*) e importanti riviste scientifiche, che già da tempo hanno preso una posizione netta e si sono impegnate per portare all'attenzione dell'opinione pubblica questo grave problema. Ad esempio, il British Medical Journal non accetta di pubblicare ricerche per cui non ci sia una completa diffusione dei dati per consentire un riesame indipendente e ha lanciato la campagna OPEN DATA, per la completa trasparenza dei dati delle sperimentazioni cliniche.

Uno degli ultimi atti in tale direzione, ha visto ancora il British Medical Journal, insieme a tanti altri organismi indipendenti, lanciare la petizione internazionale ALLTRIALS, per richiedere che qualsiasi sperimentazione clinica sia registrata presso un ente pubblico indipendente e che ci sia l'obbligo di pubblicazione di tutti i risultati, il tutto nella completa trasparenza. L'iniziativa sta creando un grosso clamore, soprattutto in Gran Bretagna, dove si è guadagnata la presenza sulle pagine dei maggiori quotidiani britannici (The Guardian, The Indipendent, The Times, Reuters) dopo che il gigante farmaceutico GlaxoSmithKline ha dichiarato pubblicamente il suo supporto alla campagna ALLTRIALS, impegnandosi alla pubblicazione di tutti gli studi clinici relativi ai suoi farmaci.

La richiesta della campagna Alltrials va dritta al cuore del problema che ha minato la base della credibilità della medicina ufficiale. Non è possibile parlare di responsabilità sociale dei giganti dell'industria farmaceutica o dell'etica della ricerca medica se non si pone alla base la completa trasparenza dei dati e dei metodi usati per condurre le sperimentazioni farmaceutiche. Solo in questo modo chi deve decidere se un farmaco deve essere autorizzato o meno, ha a disposizione tutte le informazioni per valutare efficacia e sicurezza dello stesso. Se una cosa simile accadesse ne beneficeremmo tutti: cittadini, medici, ricercatori onesti, enti regolatori pubblici e anche quelle aziende farmaceutiche animate da un minimo di etica.

In un contesto del genere, diventa un dovere civico di ogni cittadino impegnarsi in prima persona per la salvaguardia della propria salute, informandosi e sostenendo iniziative come la campagna Alltrials.
È possibile firmare la petizione Alltrials su www.alltrials.net e avere notizie e aggiornamenti in italiano sugli sviluppi della iniziativa sul blog alltrialsitalia.blogspot.it


*Si tratta di importanti realtà della ricerca medica indipendente, attivamente impegnate nella revisione critica delle sperimentazioni cliniche disponibili per fornire la migliore evidenza scientifica a chi deve prendere decisioni mediche.

venerdì 22 febbraio 2013

Sostegno AIFA all’EMA attaccata perché troppo trasparente

Accogliamo con favore la direzione intrapresa dall'EMA (Agenzia europea per i medicinali) verso una totale trasparenza dei dati clinici delle sperimentazioni sui farmaci. A tal proposito, riportiamo una nota dell'AIFA (L’Agenzia Italiana del Farmaco) a sostegno della politica di libero accesso alla documentazione sui trial clinici,  dopo che un'azienda farmaceutica ha chiesto alla Corte Generale dell'UE di annullare la decisione dell'EMA di rendere pubblici i risultati di alcune sperimentazioni cliniche. Si tratta di un segnale molto forte, dato dalle autorità regolatorie europea ed italiana, che va nella stessa direzione della richiesta di piena trasparenza dei trial clinici della campagna internazionale ALLTRIALS

 
Comunicazione AIFA del 15/02/2013

Il Direttore Generale dell’Agenzia Italiana del Farmaco Luca Pani ha espresso “condivisione e pieno sostegno al percorso di trasparenza totale avviato dall’EMA, attraverso il suo Direttore Esecutivo Guido Rasi, per rendere pubblici i risultati delle sperimentazioni cliniche e consentire ai pazienti, alle Autorità regolatorie, ai ricercatori e ai medici di poterli conoscere e valutare”.

La politica di trasparenza e di accesso ai documenti adottata dall’EMA, in conformità alle Linee guida e alla Raccomandazione del Difensore civico Europeo secondo cui le informazioni cliniche, e non, contenute in Dossier a supporto di valutazioni scientifiche su farmaci non possono essere ritenute confidenziali, è stata oggetto di “attacco” da parte di una Azienda farmaceutica che ha  chiesto alla Corte Generale dell’Unione Europea di annullare la decisione dell’EMA di svelare i risultati degli studi clinici a seguito di una legittima richiesta di accesso ai documenti.

Il principio di trasparenza – spiega il prof. Pani - costituisce un valore fondante e una pietra miliare per l’Agenzia Italiana del Farmaco che ritiene inderogabile il perseguimento di sempre maggiori livelli di trasparenza e accesso anche alle informazioni riguardanti le sperimentazioni cliniche dei farmaci. Auspichiamo che la sentenza della Corte Generale, che dovrà pronunciarsi a breve, sostenga il principio generale che i dati clinici relativi alle valutazioni scientifiche sui medicinali dovrebbero essere accessibili al pubblico. Se così non fosse, se venissero dichiarati i dati clinici come informazioni commercialmente confidenziali, si configurerebbe un precedente che andrebbe ad influire sulla possibilità, non solo dell’EMA ma di tutte le Agenzie regolatorie europee, di consentire l’accesso ai documenti che contengono informazioni presentate dalle Aziende per ottenere l’autorizzazione all’immissione in commercio di un farmaco. Ritengo che la trasparenza non sia una facoltà ma un obbligo per chi opera in ambiti delicati come quelli della salute pubblica ed è in questa convinzione che abbiamo lavorato sino a raggiungere il riconoscimento di Amministrazione più trasparente e intendiamo proseguire in questo percorso”.

venerdì 15 febbraio 2013

Antidepressivi: il crollo di un mito

Il professore Irving Kirsch, considerato tra i maggiori esperti dell'effetto placebo, ha condotto una clamorosa ricerca in cui ha evidenziato la scarsa efficacia degli antidepressivi; addirittura, in alcune sperimentazioni analizzate, non si sono dimostrati più efficaci del placebo. Una notizia dirompente che mina le basi della moderna psichiatria che ha affidato sempre di più il suo intervento a questa categoria di farmaci. Ne parliamo su Alltrials Italia anche per una ragione strettamente legata alla trasparenza dei dati dei trial clinici sui farmaci. Infatti gli studi su cui ha basato la sua ricerca il professor Kirsch non erano pubblici. Per ottenerli ha dovuto fare appello al Freedom of Information Act (la legge sulla trasparenza degli atti pubblici statunitense) e costringere la Food and Drug Administration a renderli accessibili.

Si tratta di un'ulteriore dimostrazione della grande importanza che riveste la trasparenza delle sperimentazioni cliniche richiesta a gran voce dall'iniziativa Alltrials. Invitiamo chi non l'avesse ancora fatto, a firmare la petizione su www.alltrials.net

Di seguito riportiamo un articolo scritto proprio dal professor Kirsch pubblicato sull'edizione americana dell'Huffington Post in cui racconta la vicenda e le clamorose scoperte della sua ricerca.

Il professore Irving Kirsch
Si ritiene che gli antidepressivi siano la panacea per il trattamento della depressione. Ma lo sono veramente? Era quello che pensavo. In veste di psicologo clinico, era mia abitudine inviare i clienti depressi ai colleghi psichiatri, affinchè gli fossero prescritti gli antidepressivi. Ma nel corso dell’ultimo decennio, i ricercatori hanno evidenziato che gli antidepressivi non sono la bacchetta magica per la risoluzione della depressione. Sembra proprio che siamo stati fuorviati. La depressione non è un disturbo del cervello e i prodotti chimici non sono in grado di curarla.

La mia consapevolezza che i trattamenti chimici della depressione siano una sorta di mito cominciò nel 1998, quando Guy Sapirstein ed io cominciammo a lavorare per valutare l’effetto placebo nel trattamento della depressione. Invece di impostare uno studio nuovo di zecca, decidemmo di raccogliere i risultati di studi precedenti in cui i placebo erano stati usati per trattare la depressione e di analizzarli insieme. Ciò che facemmo è noto come meta-analisi ed è una strategia di uso comune per dare un significato ai dati, quando un gran numero di studi sono stati eseguiti per rispondere ad una particolare domanda.

Non è comune per uno studio focalizzarsi sull’effetto placebo o sull’effetto del semplice passare del tempo, in questo ambito. Quindi dove avremmo potuto trovare i dati riguardanti l’effetto placebo e gli effetti della strategia in assenza di trattamento farmacologico? Trovammo i nostri dati sull’effetto placebo negli studi clinici riguardanti gli antidepressivi. Alla fine dei conti, analizzammo 38 trial clinici pubblicati, per un totale di più di 3000 pazienti depressi. Ciò che scoprimmo si rivelò una grande sorpresa. Emerse che il 75% dell’effetto dei farmaci antidepressivi era prodotto anche dal placebo – pillole di zucchero senza alcun ingrediente attivo, che sono usate per controllare gli effetti della speranza e dell’aspettativa nei trial clinici. In altre parole, la gran parte del miglioramento visto nei pazienti trattati con antidepressivo era un effetto placebo.

Ancora peggio, sembrò che anche il più piccolo effetto apparentemente dovuto al farmaco fosse in realtà un effetto placebo. Si riteneva che questi studi fossero condotti in doppio-cieco. Ossia, né i pazienti né i dottori erano a conoscenza di chi stava assumendo il vero farmaco o il placebo. Come emerse alla fine, molti di essi furono in grado di comprendere quale delle due terapie stavano utilizzando, soprattutto quelli a cui veniva dato il vero farmaco. Gli antidepressivi hanno effetti collaterali e quando un paziente sperimenta questi effetti indesiderati, sa di essere nel gruppo del farmaco piuttosto che in quello del placebo. Tale conoscenza potrebbe essere responsabile del piccolo apparente vantaggio del farmaco rispetto al placebo.

Come potete immaginare il nostro studio fu molto controverso. Questi antidepressivi (che ammontano a circa il 15% di tutte le prescrizioni negli USA) come avrebbero potuto essere dei placebo? I farmaci che avevamo studiato erano stati approvati dalla FDA. Se fossero stati semplicemente dei placebo, come mai la FDA li approvò?

Per rispondere a queste domande, i miei colleghi ed io facemmo ricorso al Freedom of Information Act per poter disporre dei dati che le aziende farmaceutiche avevano inviato alla FDA durante il procedimento per ottenere l’approvazione dei loro farmaci. Ciò che scoprimmo fu forse più scioccante di quanto aveva messo in evidenza il nostro studio del 1998. La differenza tra il farmaco e il placebo era ancora più esigua nei dati inviati alla FDA rispetto a quanto pubblicato in letteratura. Più della metà dei trial clinici sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche mostrarono che non vi era alcuna differenza significativa tra farmaco e placebo. Ciò che essi evidenziavano era una differenza in effetti indesiderati , come nausea e disfunzioni sessuali, prodotti dagli antidepressivi; e la FDA più tardi determinò come gli SSRI (selective serotonin reuptake inhibitors - inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), la classe di antidepressivi di uso più comune, in realtà aumentassero il rischio di suicidio nei bambini, negli adolescenti e nei giovani adulti.

Quindi, perchè mai la FDA avrebbe dovuto approvare questi farmaci? Ciò che richiedono è semplicemente che ci siano due trial (sperimentazioni cliniche) che mostrino una differenza statistica tra farmaco e placebo. L'azienda farmaceutica potrebbe aver condotto 10 trial e la maggior parte di essi potrebbe aver fallito nel mostrare risultati positivi. Tuttavia, se anche solo due trial dovessero aver  successo, l’antidepressivo può essere approvato. E anche in questi due trial risultati positivi, non importa quanto sia evidente l’effetto dei farmaci. Potrebbe anche essere così piccolo da non modificare per nulla la vita delle persone. Non deve essere clinicamente significativo; deve semplicemente essere statisticamente significativo.

Per fortuna ci sono alternative al trattamento con farmaci pericolosi ma ampiamente inefficaci. La psicoterapia funziona e alcuni tipi di terapia si sono dimostrati molto più efficaci degli antidepressivi nel lungo periodo. Anche l’esercizio fisico funziona e, almeno per le persone con forme depressive lievi, ci sono dei libri di auto-aiuto, come Feeling Good, di David Burns, che sono stati testati in trial clinici, risultando efficaci. Quindi, se ti senti un giù di morale, potresti non aver bisogno di prendere delle compresse per sentirti meglio. Piuttosto, parla con il tuo dottore riguardo a trattamenti alternativi più sicuri ed efficaci.

Irving Kirsch è Professore di Psicologia presso l’Harvard Medical School negli Stati Uniti, all’Università di Plymouth nel Regno Unito ed autore del libro pubblicato in Italia nel 2012 da Tecniche Nuove, "I farmaci antidepressivi: il crollo di un mito"

lunedì 11 febbraio 2013

L’inganno del gioco della moneta nella cure sanitarie

di Ben Goldacre (pubblicato il 1 febbraio 2013 sul New York Times - Health Care’s Trick Coin)


Questo mese, la Johnson&Jonson sta affrontando più di 10.000 procedimenti legali per un’anca artificiale che è stata ritirata dal mercato a causa del risultato fallimentare nel 40% della sua applicazione negli ultimi 5 anni.  Ci possono essere errori in medicina ma, nel suddetto caso, documenti interni dimostrano che i dirigenti erano a conoscenza dei difetti che il dispositivo aveva evidenziato in alcuni casi, e non l’avevano reso pubblico.

Sarebbe bello immaginare che questa pratica sia un’eccezione, ma, in realtà, l'intera medicina basata sull'evidenza è stata minata da una noncurante mancanza di trasparenza. Talvolta si tratta di una mancanza nel riportare problemi sollevati da medici e analisi interne, come è successo nel caso della Johnson&Johnson. Più spesso, si realizza un vero e proprio occultamento dei risultati delle sperimentazioni cliniche, specialmente nel caso in cui un farmaco risulti nocivo. Questi problemi sarebbero piuttosto negativi già di per sé, ma sono stati aggravati da soluzioni inefficaci che hanno prodotto false rassicurazioni, impedendo un dibattito pubblico realistico.

Un'analisi accurata evidenzia che la metà di tutte le sperimentazioni cliniche condotte e completate sui trattamenti in uso oggi, non sono mai state pubblicate su riviste mediche. Sperimentazioni che hanno dato risultati positivi (o presentati come tali)  hanno almeno il doppio di probabilità di essere pubblicate - e questo è vero sia per la ricerca accademica sia per gli studi delle industrie del settore farmaceutico.

Se lanciassi una moneta, scommettendo su testa o croce, evitando di mostrare le volte in cui esce croce, sembrerebbe che riuscissi sempre a far uscire testa. Nessuno potrebbe tollerare un simile comportamento se si trattasse di stabilire chi gioca per primo in una partita di biliardo, mentre in medicina questo è accettato come una norma. Nel peggiore dei casi, possiamo cadere nell’errore di credere che trattamenti inefficaci valgano la pena di essere usati; più comunemente veniamo ingannati nell'analisi comparata di trattamenti in competizione reciproca, esponendo così i pazienti al rischio di essere sottoposti a quelli di qualità inferiore.

Questa questione è stata documentata da circa trenta anni e molti in campo industriale ora affermano che il problema è risolto. Ma tutti gli interventi si sono rivelati pieni di scappatoie, nessuno di questi è stato attuato con competenza ed, infine, in assenza di verifiche pubbliche regolari, le pecche e le magagne hanno impiegato anni ad emergere.

La legge del 2007 della Food and Drugs Administration (FDA) è il tentativo di soluzione più ampiamente citato. Esso impone che le nuove sperimentazioni cliniche condotte negli Stati Uniti siano comunicate sul sito clinicaltrials.gov entro un anno dal loro completamento, pena la multa di 10.000$ per ogni giorno di ritardo. Ma nel 2012, il British Medical Journal (BMJ) ha pubblicato la prima revisione pubblica del procedimento, che rivela che 4 sperimentazioni su 5 (l’80%) che rientravano nell'ambito di questa legge, hanno ignorato l'obbligo di pubblicazione. Sorprendentemente, nessuna sanzione è stata per ora inoltrata.

Un precedente provvedimento, poi risultato inefficace, risale al 2005 quando il Comitato Internazionale degli Editori di Riviste Mediche fece un annuncio: i loro membri non avrebbero più pubblicato alcuna sperimentazione (trial) clinica la cui esistenza non fosse stata dichiarata su un registro accessibile al pubblico prima dell'inizio della sperimentazione. La ragione era semplice: se ognuno avesse registrato il proprio trial all'inizio, avremmo potuto individuare con facilità quali sperimentazioni  fossero state occultate; e dal momento che tutti hanno interesse a pubblicare su riviste accreditate,  chiunque avrebbe ritenuto che il problema fosse stato risolto.

Quattro anni dopo, tuttavia, abbiamo scoperto, su un articolo del The Journal of the American Medical Association, che gli editori avevano infranto la loro promessa: più del 50% delle sperimentazioni (trial) pubblicate non erano state ancora registrate in modo adeguato e 1/4 non erano state registrate per niente.

Anche se questi provvedimenti avessero avuto successo, saremmo ancora lontani anni luce dal conoscere la verità riguardo i nostri trattamenti medici, dal momento che le decisioni che prendiamo oggi sono fondate su sperimentazioni del passato, su farmaci che sono stati studiati e approvati nel 2007, nel 2002, nel 1998 e prima ancora. Nessuna delle riforme ha mai cercato di assicurare l'accesso pubblico a questi risultati e così essi rimangono seppelliti in archivi rinsecchiti, negli scantinati.

Tutti questi problemi sono meglio illustrati probabilmente nel caso del Tamiflu, che i governi hanno accumulato spendendo miliardi, nella certezza che avrebbe ridotto il rischio di complicazioni da influenza. Meno della metà delle sperimentazioni non è stata pubblicata e i ricercatori che hanno cercato di ottenere i risultati completi degli studi clinici (Clinical Study Reports) sono stati ostacolati dal produttore, Roche.

E' inaccettabile. L'occultamento dei dati non inganna solo dottori e pazienti, è anche un insulto ai pazienti che hanno partecipato alle sperimentazioni, credendo di favorire un aumento della conoscenza medica.

La medicina si trova tutti i giorni a fronteggiare enormi sfide tecniche e non c'è nulla di complicato nei cambiamenti necessari per impedire che la Johnson & Johnson o la Roche - o chiunque altro - occulti le informazioni. La F.D.A. ha proposto riforme al suo stesso sistema per valutare le anche artificiali. E una campagna, sostenuta dalla National Physicians Alliance, ha avuto inizio su alltrials.net, chiedendo che i risultati di tutti i trial siano resi pubblici, a partire almeno dalle sperimentazioni del 1990, su tutti i trattamenti di uso comune. Abbiamo bisogno di una legislazione adeguata, il sostegno e la guida da parte delle associazioni mediche accademiche, le quali devono tutte affermare con chiarezza che la non pubblicazione dei risultati delle sperimentazioni è da considerarsi come una ricerca condotta in maniera ingannevole.

Le industrie farmaceutiche si sono molto impegnate nel mettere sotto silenzio la discussione di questi problemi, fingendo che tutto fosse stato risolto. Perché? Perché questa strategia è la loro unica speranza. Non c'è alcuna scusa per l'occultamento di informazioni riguardanti trattamenti utilizzati da pazienti in tutto il mondo.

Ben Goldacre dopo la laurea in medicina a Oxford e una breve carriera accademica, si dedica a tempo pieno al giornalismo scientifico. E' autore di "La cattiva scienza" - Bruno Mondadori Editore e “Bad Pharma: How Drug Companies Mislead Doctors and Harm Patients” ("Bad Pharma: come le aziende farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti")